Cinabro naturale Monte Amiata

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Descrizione

Color Index Generic Name: PR 106 (PR 106)
Potere coprente: 4/5
Tempo di asciugatura: medio

E’ un solfuro di mercurio (II) e deriva da un minerale di formula alfa-HgS, dal bel colore rosso. Si ritrova in forma massiva e come croste granulari, spesso con impurezze di bitume o di calcare. Si trova spesso in forma di filoni o come impregnante , in zone in cui è o è stata presente attività vulcanica e, spesso, è associato a pirite, gesso, quarzo, calcite, etc. Le fonti più importanti del minerale si trovano ad Almaden in Spagna, ad Unan in Cina, ma anche in passato è stato estratto in grandi quantità in Italia sul Monte Amiata. Il cinabro è la forma trigonale di HgS, di cui sono note altre due forme: il metacinabro, alfa 1 -HgS di forma cubica e di colore nero che si forma ad alta temperatura, e l’ipercinabro, beta-HgS che è la forma meno stabile. Il termine cinabro viene utilizzato correntemente per indicare il minerale, mentre il composto ottenuto per sintesi viene chiamato
vermiglione.
Già Teofrasto, scrittore greco del IV secolo a.C., descriveva il cinabro spagnolo e quello della Colchide, nella zona del Mar Nero. Da Vitruvio e Plinio venne chiamato “minio”, nome che oggi identifica Pb3 O4 . Questo nome è derivato, forse, dal suo ritrovamento, come ciottoli, nella sabbia del fiume Minium (oggi Menjo), in Spagna. Plinio rileva che l’unica fonte di questo pigmento era la Spagna, che le miniere migliori erano di proprietà dello Stato e che era un pigmento inadatto per pitture di esterni poiché diventava nero sotto l’azione del sole (e della luna) a meno di non proteggerlo con oli e cere, o, talvolta, passandovi sopra uno strato di lacca organica. Si è visto che questo non accade per tutte le pitture realizzate con cinabro; secondo alcuni accade solo quando il pigmento contiene tracce di cloro o viene esposto all’azione degli alogeni, ma non si hanno certezze.
E’ insolubile in acidi e alcali diluti e brucia con fiamma azzurra quasi senza lasciare ceneri perché lo zolfo brucia ed il mercurio evapora.
Il prezzo, in epoca romana era alto per cui si usava per opere importanti. Lo ritroviamo usato in modo spettacolare nella Villa dei Misteri a Pompei.
Plinio dice che poteva essere adulterato con sangue di capretto, rosso di piombo (minio) o bacche pestate (forse riferendosi al Kermes). Il cinabro bruciato, invece, era un’ocra gialla calcinata. Il cinnabaris di Plinio era, molto probabilmente, il cosiddetto sangue di Drago, l’essudato di una pianta.
Il vermiglione pare che sia stato preparato per la prima volta nell’VIII secolo dagli Arabi, (che avrebbero, però, imparato a prepararlo dai Cinesi); nella preparazione a secco si mescolavano mercurio e zolfo e si scaldavano in tubo chiuso. Si otteneva la forma cristallina nera che, riscaldata a 580°C sublimava sulle pareti fredde dando la forma cristallina, alfa-HgS, di colore rosso. A seconda della temperatura di preparazione si potevano ottenere colori più chiari o più scuri. La preparazione a umido, introdotta nel 1600 dava, comunque, colori più chiari. E’ stato il vero rosso brillante del Medioevo.
L’uso del cinabro era diffuso in tutto il mondo, in Cina risale al 1500 a.C. Venezia, nel XVI secolo è stato uno dei centri più importanti di produzione del vermiglione. Il riconoscimento al microscopio del cinabro naturale non è facile a meno che non siano presenti delle impurezze. Si discusse molto se fosse possibile usarlo insieme al bianco di piombo senza che avvenissero scurimenti, in pratica si capì che il pigmento più antico, macinato più grosso non creava problemi, mentre quello moderno, macinato più fine scuriva. In ogni caso è sconsigliabile usarlo con pigmenti a base di rame.

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