Descrizione
Confezione: gr 100 – kg 1,00
Color Index Generic Name: PW4
Potere coprente: 3/5
Tempo di asciugatura: lungo
E’ un pigmento di sintesi che venne preparato per la prima volta nel 1770, anche se era noto damolto tempo, come sottoprodotto della preparazione dell’ottone. Esiste anche un suo minerale, la Zincite, ma questo è spesso colorato per la presenza di notevoli quantità di Manganese. Nel 1782, in una relazione scientifica, Guyton de Morveau affermò che il Bianco di zinco non era velenoso, era inerte e aveva un buon potere coprente, per cui costituiva la migliore alternativa al bianco di Piombo.
Purtroppo in olio seccava piuttosto lentamente, ma questo difetto poteva essere eliminato aggiungendo del solfato di Zn, anch’esso bianco. Alla fine del 1700 figurava fra i pigmenti disponibili a livello industriale, ma il suo utilizzo non era diffuso in quanto il suo potere coprente, anche se buono, non poteva competere con quello del bianco di piombo. Fu solo a partire dal 1830 che il bianco di Zinco si affermò come pigmento adatto a tutte le tecniche, ma soprattutto indispensabile in mezzo acquoso. Importanti per la sua affermazione, furono i miglioramenti apportati nella produzione ma soprattutto l’introduzione, come medium di applicazione, di oli siccativi bolliti con pirolusite. Dal 1845 venne prodotto da molte fabbriche in tutto il mondo.
La sua produzione avveniva in due modi diversi: il primo (processo francese) consisteva nell’ossidazione controllata di vapori di Zn a 300°C e dava un pigmento molto puro; il secondo (processo americano) consisteva nel bruciare minerali di Zn con carbone e dava un prodotto meno puro.
A volte si sono bruciati insieme minerali di Zn e Pb per ottenere pigmenti, l’ossido di zinco piombato, contenente più del 90% di ossido di Zn e il 10% circa di ossido di Pb e l’ossido di Zn piombicocontenente un 75% di ZnO.
Le particelle di ZnO possono presentare morfologie diverse, cristalli di tipo aciculare isolati o geminati o in combitazione tetraedrica, formatisi nel più lento processo francese, o particelle di tipo nodulare, di aspetto sferico, comuni nella più rapida produzione americana.
Esistono diversi tipi di Bianco di Zinco, basati sulle diverse dimensioni delle particelle: Red Seal, Ass.
Meno puro e con particelle di grandi dimensioni, come il Gold Seal; Green Seal con particelle di dimensioni un po’ più piccole e purezza > 99%; White Seal che ha le particelle più piccole (0,5-0,7mm) e la stessa purezza del Green Seal, ma uno scarso potere coprente. Esiste poi il Gray Seal che contiene anche Zn metallico. Quelli con particelle dalle dimensioni maggiori richiedono meno olio.
Lo troviamo usato spesso in miscela con bianco di Pb o Barite (BaSO4 ) o aggiunto, come agente schiarente, a molti pigmenti colorati da parte degli stessi produttori. Sono state usate miscele di Bianco di Zn con Bianco di Titanio o Bianco di Pb, in cui il primo veniva aggiunto agli altri permigliorare le loro caratteristiche, specie in impieghi all’aperto.
Si è detto che il suo forte assorbimento in UV protegge i pigmenti di Ti e Pb da alterazioni fotochimiche, ma è stato anche rilevato che può facilitare la decolorazione di pigmenti organici. In miscela con il Blu di Prussia rende quest’ultimo più stabile alla luce rispetto a quanto fanno altri pigmenti bianchi. Le dimensioni delle sue particelle, le impurezze presenti e i difetti nei cristalli giocano, però, un ruolo importante nel suo comportamento come catalizzatore nell’alterazione fotochimica di altri pigmenti (qualcuno ha, però, notato un effetto negativo sulla stabilità del Blu di Prussia!!).
Alcuni studi hanno dimostrato che il bianco di Zn tende a trasformare in saponi di Zn gli acidi grassi presenti in alcuni oli, e che il grado di saponificazione dipende dalle dimensioni delle particelle (con quelle più piccole la saponificazione è maggiore). Questo comporta un indurimento dello strato e ha un effetto benefico in quanto lo rende più resistente nell’esposizione all’aria. Per questo motivo viene spesso aggiunto al bianco di bario e al bianco di titanio.
Recentemente è stato dimostrato che, per esposizione a radiazioni nel vicino UV, ZnO può portare alla formazione di acqua ossigenata; questo può causare la disidratazione di altri pigmenti con conseguente polverizzazione.
Secondo Max Doerner, non è adatto come fondo nella pittura ad olio. Esposto all’aria diventa ghiaioso, si scioglie in basi, ammoniaca ed acidi senza dare effervescenza.
In presenza di umidità, ZnO può trasformarsi in carbonato, mentre in presenza di umidità e anidride solforosa può diventare solfato di zinco, e in presenza di acido solfidrico, solfuro di Zn, soprattutto se il pigmento è disperso in mezzo acquoso. Tuttavia sono tutti pigmenti bianchi, per cui, se non contiene Pb, non si notano variazioni di colore, però, l’aumento di volume può causare rotture della pellicola pittorica. E’ compatibile con tutti i pigmenti, anche con quelli di rame. Non va bene in affresco.



